mercoledì 7 dicembre 2016

Fiumi di sogno

 

 

CLARA JANÉS

DALLE SUE BRACCIA ADDORMENTATE

Dalle sue braccia addormentate
fiumi di sogno
presero d’assalto la mia bocca.
La riva delle mie labbra
fiorì
e riempì di papaveri
le sue rive,
una terra così quieta
e amorevole
da cancellare
le sue due ali d’ombra
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(da Arcangelo d’ombra, Crocetti, 2005 – Traduzione di Annelisa Addolorato)

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È un amore profondissimo questo della poetessa spagnola Clara Janés (Barcellona, 1940): l’unione non è solo con l’altro corpo, ma con ogni dimensione, fino a quella esterna della natura e della morte che ancora vivifica: “Tra le mute radici / che sostentano il bosco, / arcangelo mio d’ombra, / nell’insistente quiete / sotterranea, / apriamo rose d’amore”. Solo così possiamo decifrare il nostro io, la parte più segreta di noi.

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Millais

JOHN EVERETT MILLAIS, “OPHELIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche il viaggio verso l’amore è conoscenza.
CLARA JANÉS, El País, 28 ottobre 2015

martedì 6 dicembre 2016

Ferreira Gullar

 

Il poeta e drammaturgo brasiliano Ferreira Guillar (pseudonimo di José Ribamar Ferreira) è morto domenica scorsa all’ospedale Copa d’Or di Copacabana, a Rio de Janeiro. Aveva 86 anni, era nato a São Luiz, nello stato del Maranhao, nel 1930. Nel 1959 fondò il neoconcretismo, corrente improntata ad un razionalismo concettuale e formale: questo, in poesia significa per Gullar, incidere sulla realtà e quindi denunciare le ingiustizie sociali – l’impegno in prima persona lo costringerà all’esilio da parte della dittatura militare dal 1970 al 1977 in Unione Sovietica, Argentina, Perù e Cile e genererà un nuovo filone tematico in cui apparirà la nostalgia.

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Gullar

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NON C'È POSTO

Per il prezzo dei fagioli
non c'è posto nella poesia. Per il prezzo
del riso
non c'è posto nella poesia.
Non c'è posto nella poesia per il gas
la luce il telefono
la sottrazione
del latte
della carne
dello zucchero
del pane.

L'impiegato pubblico
non entra nella poesia
con il suo stipendio da fame
la sua vita chiusa
in archivi.
Come non entra nella poesia
l'operaio
che smeriglia il suo giorno d'acciaio
e carbone
nelle officine buie.

- perché la poesia, signori,
è chiusa:
"non c'è posto"
Entra nella poesia solo
l'uomo senza stomaco
la donna di nuvole
la frutta senza prezzo

    La poesia, signori,
    non puzza
    né profuma

.

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FIGURA

Lontano da me
oltre gli edifici di Botafogo
                                e di Tijuca
               oltre i quartieri di Méier, di Madureira
                                di Bangu
vinta l'ultima casa nella periferia di Rio de Janeiro
                                lontano
               oltre le spaventose rocce
               della catena delle Araras
oltre le valli e i campi coltivati
               municipi e città
lontano
lontano da me
               nel cuore di San Paolo
               tu dormi a quest'ora
               (quattro e un quarto del mattino)

               con i tuoi neri capelli.

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DIPINTO

So che se toccassi
con la mano l’angolo del quadro
dove arde il giallo
mi brucerei
o avrei marchiata
per sempre di delirio
la punta delle dita.

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LA FRASE DEL GIORNO
L’uomo non fa poesia per uscire dalla vita, fa poesia per avere il coraggio di vivere.
FERREIRA GUILLAR

lunedì 5 dicembre 2016

I muri dolci e luminosi

 

 

JAVIER SOLOGURENSologuren

CORONA D’AUTUNNO

Come questa foglia rossa
che l’acqua della sera spegne
e leggero e triste il vento trascina,
sono i passi larghi, pesanti,
di quanti cercano il piacevole
suono del calore, i muri
dolci e luminosi delle proprie case:
vecchi tessuti spessi, sete profumate
dove l’amore lavora e riposa.

(da Vita continua, 1989)

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Casa dolce casa, quella che in questi giorni d’autunno inoltrato tutti quanti desideriamo: tutti noi siamo come i passanti di questi versi del poeta peruviano Javier Sologuren (1921-2004), pronti a rincasare nella pioggia per ritrovare l’incanto del proprio soggiorno, la calda atmosfera di una taverna, il fascino di un caminetto, la tranquillità di una cucina.

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Gordeev

FOTOGRAFIA © EDUARD GORDEEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio, non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia.
JOHN RUSKIN, Sesamo e gigli

domenica 4 dicembre 2016

Quell’atteso baleno

 

 

GAETANO ARCANGELI

AMORE, PRESTO

Amore, presto, sono
una luce che cade,
un'ora che declina...

Tu, ora che ascende,
tu, luce che si accende,
calore che si apprende,
non tardare più oltre
- non deviare! - a volgermi
quell'atteso baleno che mi salva...

Volgiti a questa parte, passo vivo
alacre dell'amata, qui scandisci
il ritmo del mio giorno, non altrove!

Qui qualche cosa giace disperata.

(da L'Appennino e nuove poesie, Mondadori, 1963)

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Il poeta bolognese Gaetano Arcangeli (1910-1970) con i suoi toni spiccatamente cardarelliani eleva un’invocazione all’amore, una preghiera all’amata perché arrivi presto a portare la sua luce e la sua vita nel buio della solitudine, nel desolato declinare dell’assenza.

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JACK VETTRIANO, “THE WEIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
È certo che al mondo nulla è necessario agli uomini quanto l'amore
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JOHANN WOLFGANG GOETHE, I dolori del giovane Werther

sabato 3 dicembre 2016

Dall’alto della terrazza

 

YVES BONNEFOY

GLI ALBERI

Guardavamo i nostri alberi, era dall’alto
della terrazza che ci fu cara, il sole
si teneva vicino noi quella volta ancora
ma ritirandosi, ospite silenzioso
sulla soglia della casa in rovina,
che gli lasciavamo immensa, illuminata.

Vedi, ti dicevo, fa scivolare sulla pietra
disuguale, incomprensibile, dove siamo appoggiati,
l’ombra delle nostre spalle confuse,
quella dei mandorli vicini
e quella dell’alto dei muri che si unisce alle altre,
bucata, barca bruciata, prua che va alla deriva
come un sovrappiù di sogno o di fumo.

Ma laggiù le querce sono immobili,
neppure l’ombra si muove, nella luce,
sono le rive del tempo che scorre qui dove noi siamo
e il suolo è inavvicinabile tanto è rapida
la corrente della speranza gonfia di morte.

Abbiamo guardato gli alberi un’ora intera.
Il sole aspettava tra le pietre
poi distese pietosamente
verso gli alberi, più giù nel burrone,
le nostre ombre che sembravano raggiungerli
come allungando le braccia si può toccare,
a volte, nella distanza tra due persone
un istante del sogno dell’altra, che non ha fine.

(Les arbres, da Quel che fu senza luce, 1987 - Traduzione di Mario Benedetti)

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Un uomo e una donna guardano l’antico monastero in rovina che hanno acquistato in Provenza e che intendono ristrutturare: sono il poeta francese Yves Bonnefoy (1923-2016) e la moglie Lucy. In quel luogo mistico, mentre il sole tramonta e allunga le ombre, restano a lungo ad osservare i ruderi e gli alberi che circondano il luogo: il senso del tempo che scorre è più forte e pone interrogativi anche al poeta agnostico. Ed è di un’assoluta meraviglia l’analogia che chiude la poesia.

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Wallpaper

FOTOGRAFIA © WALLPAPERUP

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LA FRASE DEL GIORNO
Tuttavia, sono soprattutto / Qui e ora a essere inaccessibili, / Più semplice è rientrare nell’avvenire.
YVES BONNEFOY, L’ora presente

venerdì 2 dicembre 2016

Primo, unico amore

 

IZET SARAJLIĆizet

UN SECONDO AMORE

Se in me un giorno, quando che sia, spuntasse un secondo amore
farebbe fatica con me.

Dovrebbe avere lo stesso viso del mio primo amore.
Lo stesso ricciolo. Lo stesso naso all’insù. Lo stesso colore degli occhi.
Lo stesso passo. Le stesse abitudini. Persino lo stesso indirizzo.
Di fatto, questo neppure sarebbe il mio secondo amore.
Sarebbe semplicemente la continuazione del mio primo, unico amore.

1965

(da Chi ha fatto il turno di notte,  Einaudi, 2012 -Traduzione di Silvio Ferrari)

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“Non si ama veramente che una sola volta, la prima” recita uno dei Caractéres di Jean de La Bruyère. Ed è assolutamente d’accordo con lui Izet Sarajlić (1930-2002), poeta e filosofo bosniaco, legatissimo al suo primo amore, Mikica, sposata nonostante la differenza religiosa tra di loro (lei cattolica lui musulmano) e morta nel 1996 in seguito agli stenti patiti durante l’assedio di Sarajevo. Naturalmente c’è invece chi crede che il secondo amore sia più bello ancora come nel celebre canto popolare pugliese…

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Doisneau

ROBERT DOISNEAU, “LE BASIER DE L’HÔTEL DE LA VILLE, 1950”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come tutte le droghe forti, il vero primo amore è interessante solo per coloro che ne sono prigionieri.
STEPHEN KING, La sfera del buio

giovedì 1 dicembre 2016

Poesie per dicembre III

 

Dicembre è il mese del solstizio e delle luci di Natale: sembrano replicare quello che più ci manca durante l’inverno, quello che ci ha immalinconito l’anima per tutto novembre. Quella promessa di nuova luce è il viatico per il passaggio dell’anno, è la speranza di una nuova primavera, come rileva Valerio Magrelli (Roma, 1957). Un alleggerimento che è anche quello di Sandro Penna (1906-1976), che vede una luna ingenua sorridere sul freddo tramontare dell’anno.

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VALERIO MAGRELLI

DICEMBRE

Minimo omaggio a John Donne

Dicembre, il lavandino si è svuotato:
tutta la luce se ne è andata via,
finché il mese sfinito, prosciugato,
giunge al cospetto di Santa Lucia.

Nel tenebrore della siccità
le mattinate sgocciolano notte,
e col solstizio dell’oscurità
l’intero anno si contrae per otte-

nere che lentamente, esile, torni
il moribondo flusso di corrente
ed un nuovo splendore inondi i giorni.

Solo così rinasce quel potente
getto di sole che rimette in moto
ruota, ciclo, marea, nascita, photos.

(da Il sangue amaro, Einaudi, 2014)

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SANDRO PENNA

COM’È BELLA LA LUNA DI DICEMBRE

Come è bella la luna di dicembre
che guarda calma tramontare l'anno.
Mentre i treni si affannano si affannano
a quei fuochi stranissimi ella sorride.

(da Poesie, Garzanti, 1973)

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.Tramonto

JOE KAZIMIERCZYK, “TRAMONTO INVERNALE A MONTGOMERY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dicembre / E il cielo ritorna / Con la sola cornice / Di uno specchio / Nudo.
TAKIS VARVITSIOTIS

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