martedì 28 febbraio 2017

Un pugno di coriandoli

 

GIOVANNA BEMPORAD

SERA DI CARNEVALE

La stanza vuota mi fluisce incontro
con un denso rigurgito di forme
tra gli oggetti quieti e sedentari;
se tento
fondermi in una folla o un sentimento
e aprirmi il varco fino alla piazzetta
cresce la mia tristezza;
se un pugno di coriandoli un ragazzo
mi getta in viso, bruciano i miei occhi
come sotto una frusta.

(da Esercizi, Garzanti, 1980)

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Giovanna Bemporad (1928-2013) è famosa soprattutto per le traduzioni – l’Odissea in particolare, ma anche i simbolisti francesi e i lirici tedeschi – e quando si “mette in proprio” ha uno stile molto particolare che probabilmente assorbe quelle letture coniugandole in endecasillabi che cercano la perfezione musicale. Così è anche in questa sera di Carnevale sospesa tra solitudine e tristezza.

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Coriandoli

“CONFETTI” BY TRAVIS WISE IS LICENSED UNDER CC BY 2.0

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu sola potrai resistere / nel rogo del Carnevale. / Tu sola che senza maschere / nascondi l’arte d’esistere.
GIORGIO CAPRONI, Cronistoria

lunedì 27 febbraio 2017

Un uomo triste

 

MARIO BENEDETTI

CARATTERI

Un uomo
allegro
è uno in più
nel coro
degli uomini
allegri
un uomo
triste
non somiglia
a nessun altro
uomo
triste

(da Vento dell’esilio, 1981)

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Il poeta uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009) dice in poesia quello che Lev Tolstoj disse nella mirabile prosa dell’incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. La tristezza, insomma, è più variegata dell’allegria e della felicità.

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Tristezza

FOTOGRAFIA DA TWITTER

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LA FRASE DEL GIORNO
Un'oncia di allegria vale una libbra di tristezza.
RICHARD BAXTER, Abnegazione

domenica 26 febbraio 2017

Estranea mi appartieni

 

JUAN GELMAN

SCRIVO NELL’OBLIO

Scrivo nell’oblio
in tutti i fuochi della notte
ogni tuo volto.
E c’è una pietra
dove ti faccio mia,
nessuno la conosce,
ho fondato città sulla tua dolcezza,
ho sofferto queste cose,
sei fuori di me,
ma estranea mi appartieni.

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L’oblio e la memoria coniugati con la poesia del cuore sono tra i temi costanti del poeta argentino Juan Gelman (1930-2014): qui nel gioco tra dimenticare e ricordare si inscrive la presente assenza della donna amata, la cui volontà non può determinare nulla, non può incidere sull’appartenenza della memoria.

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RAFAL OLBINSKI, “DONNA VESTITA E LA SUA SILHOUETTE NOTTURNA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se tu sorridi è per colmarmi di te / Se tu sorridi io vedo il mondo intero.
PAUL ÉLUARD

sabato 25 febbraio 2017

All’angolo di qualche verso

 

AÍDA ELENA PÁRRAGA

HO DECISO DI ACCETTARE IL TUO INVITO

Ho deciso di accettare il tuo invito
e ti aspetto all’angolo di qualche verso.
Qui, dove la poesia si fuma l’ultima sigaretta
e la notte con i tacchi alti le dà un bacio.
Il posto dove iniziano gli assalti,
rapine perpetrate contro l’anima.
L’angolo dove bruciano le tue vocali
e le mie gonne conoscono le tue risposte,
l’unico punto in tutto l’universo
dove sempre la colpa è del caso.

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La poetessa salvadoregna Aída Elena Párraga (San Salvador, 1966)  aspetta all’angolo dove le anime e i corpi si fondono, il vicolo sperduto e isolato, male illuminato di qualche poesia. È in quel luogo metafisico dove l’appuntamento amoroso può trasformarsi in eros, complice la scintilla del caso.

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Wallhaven

FOTOGRAFIA © WALLHAVEN

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è come la fortuna: non gli piace che gli si corra dietro.
THÉOPHILE GAUTIER, La signorina di Maupin

venerdì 24 febbraio 2017

Scorreva il fiume in me

 

JUAN LAURENTINO ORTIZ

SONO ANDATO AL FIUME

Sono andato al fiume, e lo sentivo
vicino a me, davanti a me.
I rami avevano voci
che non mi raggiungevano.
La corrente diceva
cose che non riuscivo a comprendere.
Provavo angoscia addirittura.
Volevo capire,
sentire cosa diceva il cielo vago
e pallido, riflesso
con le sue prime sillabe allungate,
ma non potevo.
Rincasavo
- Ero io che rincasavo -
con la pena indefinita
di sentirmi solo tra le cose
ultime e segrete.
All’improvviso ho sentito il fiume in me,
scorreva in me
con le sue sponde tremule di segni,
con i suoi profondi riflessi appena
frantumati.
Scorreva il fiume in me con le sue ramaglie.
Ero un fiume nel tramonto,
e sospiravano in me gli alberi,
e l’alzaia e le erbe
finivano in me.
Mi attraversava un fiume, mi attraversava
un fiume!

(da L’angelo inclinato, 1938)

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Il divenire, l’estasi e la contemplazione sono tra i temi preferiti dal poeta argentino Juan Laurentino Ortiz (1896-1978): il fiume ne è un’incarnazione perfetta, tanto da essere protagonista di moltissime liriche soprattutto della maturità. Chiunque si sia seduto a osservare lo scorrere di un fiume può capire l’emozione di Ortiz: il flusso continuo dell’acqua, il frantumarsi dei riflessi, il secondo cielo che viene trasportato dallo specchio ci permettono di entrare in armonia con la natura, di penetrare anche solo per pochi istanti il mistero “delle cose ultime e segrete”.

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Vaprio

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo è un pensiero / intessuto di luce. / Un pensiero felice.
JUAN LAURENTINO ORTIZ, L’acqua e la notte

giovedì 23 febbraio 2017

Le cose semplici

 

NANCY BACELOBacelo

QUELLO CHE AMO

Non mi interessano i dati
i dettagli delle cose
non mi interessano gli orologi
che non siano solari
né la lista
degli amori che finiscono.
Mi interessano piuttosto la verità
il rumore del mare
le ore che passano
la luce sul letto a mezzogiorno
e tutto quello che viene
e che va
senza nome e senza preavviso
accadendo
come le cose semplici
accadono.

1965

(da La nuova poesia, 1968)

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La poetessa uruguaiana Nancy Bacelo (1931-2007) stila un elenco di quello che le piace e di quello che invece non ama: come non concordare con il suo minimalismo, con la gioia effimera delle cose semplici, la dolce bellezza di una meridiana sul muro, della luce dorata che inonda la stanza? Senza tristezze, senza malinconie, ma con un fatalismo di fondo innato anch’esso nella semplicità.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “MORNING SUN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Adoro i piaceri semplici, sono l'ultimo rifugio della gente complicata.
OSCAR WILDE, Una donna senza importanza

mercoledì 22 febbraio 2017

Nella memoria del felice mittente

 

ALEXIS DIAZ PIMIENTAPimienta

LE LETTERE SMARRITE

Per favore, non recuperate le lettere smarrite.
Lasciate la busta accanto al tronco dell’albero,
sotto un’anonima pietra, o a rotolare nei giardini.
Ci sono lettere che si scrivono perché non arrivino,
perché dall’altro lato della voce diffidino di tutto,
perché esista una seconda lettera, esplicita e inutile.
Ciò accade con l’assenso di tutti,
con soprassalti premeditati e complicità.
Sono mesi, anni, di matematica innocenza.
In quelle lettere si confessava tutto,
si annunciavano pericoli che poi la pioggia ha ammorbidito;
in quelle lettere c’erano poscritti che premonivano
sul fatto che sarebbero andate smarrite.
La loro vera destinazione era il silenzio,
le erbacce al bordo dei letti,
le ragnatele sui davanzali,
le nuvole sul volto.
Definitivamente,
dall’altro lato della voce non l’aspettavano.
Lasciatela accanto all’albero,
sotto un’anonima pietra,
a rotolare nella memoria del felice mittente.

(da L’isola che canta, Feltrinelli – Traduzione e cura di Danilo Manera)

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La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo questa poesia di Alexis Diaz Pimienta (L’Avana, 1966) sono le atmosfere dei romanzi di Gabriel García Márquez, quei tempi rarefatti in cui, per accadere, le cose impiegano mesi, anni, decenni – Florentino Ariza che corteggia con lettere difficili da far giungere Fermina Daza in L’amore ai tempi del colera, ad esempio. È un inno al Fato, alla non intromissione nella storia di un amore, di una vita, al non accaduto che può però ancora accadere.

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Wigley

MARIA WIGLEY, “UNA LETTERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dovunque andiamo e traslochiamo e cambiamo qualcosa sarà perduto… qualcosa resterà dietro di noi.
FRANCIS SCOTT FITZGERALD, Belli e dannati

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