lunedì 27 marzo 2017

Il meglio è qui

 

RUTGER KOPLAND

STRIDULO CANCELLO

Stavamo addossati allo stridulo cancello,
fuori del mondo come cavalli.

Ancora terra, letame e soir
de Paris, una sera di dove e di quando.

Versi dimenticati salivano dal fondo,
dolci località che rimano con oscurità,

e tu sussurrasti: qui, il meglio
è qui, dove sei adesso, dove

appoggi le tue mani. Ci stendemmo
sulla terra, uno sull’altra, il cancello

strideva pressato dai cavalli.

(da Chi trova ha cercato male, 1972– Traduzione di G.Faggin e G.Nadiani)

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Nella campagna olandese bucolica e ventosa il poeta Rutger Kopland (1934-2012) scopre che il proprio posto talvolta è dove si è – non in oscure lontane località o nelle scintillanti città del globo, ma lì, dove si trova il proprio affetto e la vita proprio da quello prende senso.

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Dochter

FOTOGRAFIA © SETH DOCHTER

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LA FRASE DEL GIORNO
L'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo.

ITALO CALVINO, La giornata di uno scrutatore

domenica 26 marzo 2017

Amami tutta

 

DULCE MARÍA LOYNAZ

SE MI AMI, AMAMI TUTTA

Se mi ami, amami tutta,
non per zone di luce o d’ombra…
se mi ami, amami nera
e bianca. E grigia, e verde, e rossa,
amami di giorno,
amami di notte…
E all’alba con la finestra aperta!

Se mi ami, non mi dividere:
amami tutta… o non amarmi!

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La poetessa cubana Dulce María Loynaz (1902-1997) chiede l’amore assoluto e pieno, non quello superficiale o parziale: amare una persona significa accettarla per quello che è.

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Chagall

MARC CHAGALL, “GLI AMANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cos'è l'amare se non il completo assorbimento dell'amato da parte dell'amante, sì che i due diventino uno?
MIKHA’IL NU’AYMA, il libro di Mirdad

sabato 25 marzo 2017

Non sono lupo né pecora

 

PEDRO LASTRALastra

CAPPUCCETTO 1975

I

Per vederti meglio non ho bisogno
di chiudere gli occhi
non ho bisogno di vederti
su uno sfondo di alberi
non sei fotografia sei il bosco
che si distende per volare e io seguo
ad occhi aperti il tuo volo
innocente di rami che mi perdono
nella notte del bosco


II

E per sentirti nessun telefono
né orecchie grandi
non sono lupo né pecora
non so chi sono
orecchio per la tua voce
spazio
che si apre nel mondo
per la tua voce che pulsa
rapida e lontana
lontana da me che sono
meno feroce e astuto ogni notte

(da Notizie dall’estero, 1979)

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Ai poeti piace rileggere le fiabe, incastonarle in un differente contesto o in un tempo più attuale. Su questo blog già ci sono il principe ranocchio di Enrique Gracia Trinidad, le fiabe rovesciate di Daisy Zamora e la bella addormentata di Jorge Teillier. Il poeta cileno Pedro Lastra (Quillota, 1932) attualizza Cappuccetto Rosso, infilando se stesso nella fiaba, diventandone in realtà umanissimo e dubbioso protagonista.

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Cappuccetto

SCENA DA “CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE” © WARNER BROS

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LA FRASE DEL GIORNO
L'altra versione è quella che scrivo nei sogni, / una voce che conserva la lettera / replicandola / come un verso di Robert Desnos: / Ho tanto sognato con te che perdi la tua realtà.
PEDRO LASTRA

venerdì 24 marzo 2017

Semplici domande

 

JORGE TEILLIER

LETTERA A MARIANA

Che film ti piacerebbe vedere?
Che canzone vorresti ascoltare?
Stasera non ho nessuno
A cui porre queste domande.

Mi scrivi da una città che detesti
Alle nove e mezza di sera.
Certo, io stavo bevendo,
Mentre tu ascoltavi Bach pensando di volare.

Non pensavo che ti avrei ricordato
Non credevo che ti saresti ricordata di me.
Perché mi hai scritto questa lettera?
Non posso andare da solo al cinema.

È certo che faremo l’amore
E lo faremo come piace a me:
Un giorno intero di persiane chiuse
Finché il tuo corpo rimpiazzerà il sole.

Ricordati che il mio segno è Cancro,
Piccola Acquario, salice piangente.
Leggeremo libri di astrologia
Per inventare nuove superstizioni.

Mi scrivi che prenderemo una casa
Anche se io ho perduto tante case.
Anche se tu pensi tanto a volare
E io bevo troppo con gli amici.

Ma tu non torni dalla città che detesti
E stai con chissà quale cattiva compagnia,
Mentre qui ci sono troppe poche persone
A cui porre queste semplici domande:

“Che canzone vorresti ascoltare?
Che film ti piacerebbe vedere?
E con chi vorresti sognare
Dopo le nove e mezza di sera
?”.

(da Per un paese fantasma, 1978)

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Nei versi di Jorge Teillier (1935-1996), cileno, esponente della poesia larica, cioè degli antenati, della teorizzazione del passato come un arcadico paradiso perduto, c’è sempre un’esaltazione della memoria. Qui, in questi versi d’amore, quel sapore di ricordo si tramuta in un gusto gozzaniano, in un’apologia dell’avrei potuto, del sarebbe potuto accadere, del come sarebbe stato, con la consapevolezza che quel territorio – come la strada non presa di Robert Frost – è altrettanto perduto quanto il passato.

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JACK VETTRIANO, “HEARTBREAK HOTEL”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non amo che le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono / state…
GUIDO GOZZANO

giovedì 23 marzo 2017

La goccia del giorno

 

JAIME SABINES

IL GIORNO

È sorto il giorno senza di lei.
Si sposta appena.
Ricorda.

(I miei occhi, più dolci,
la sognano.)

Come è facile l’assenza!

Sulle foglie del tempo
la goccia del giorno
scivola tremando.

(da Horal, 1950)

 

Il poeta messicano Jaime Sabines (1926-1999) nel 1947 si innamorò di Chepita Rodríguez, che conosceva dai tempi dell’infanzia e che sposerà nel 1953. È la stessa Chepita a rivelare il senso di questa poesia: “Quando eravamo fidanzati dovemmo separarci molte volte (…) Il 3 aprile del 1949 Jaime e mio fratello Jorge mi accompagnarono all’aeroporto di Città del Messico: tornavo nella mia casa di Tuxtla Gutiérrez perché ero malata. Quella sera Jaime scrisse Il giorno e Horal”. Appare chiaro allora il senso di quella nostalgia: “Non è che muoio d’amore, muoio di te. / Muoio di te, amore, d’amore di te”.

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Gocce

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi conosco in te più che in me stesso. / Sei un continuo miracolo, / un dolore che non sai dov’è.

JAIME SABINES, Poesie scelte (1951-1961)

mercoledì 22 marzo 2017

Tornano le stagioni

 

KENNETH REXROTH

UN’ALTRA PRIMAVERA

Tornano le stagioni, gli anni cambiano
senza bisogno di consigli o aiuto.
Senza pensarci, la luna ha il suo ciclo:
piena, crescente, ancora piena.

La candida luna entra nel cuore del fiume;
le azalee in fiore stordiscono l’aria;
in piena notte una pigna cade a terra;
il nostro bivacco smuore sui monti vuoti.

Acute stelle balenano tra i rami frementi;
il lago è un nero abisso nella notte cristallina;
alta in cielo, l’oscura punta di un picco
innevato taglia in due la Corona Boreale.

Oh, cuore, strano cuore
intransigente e corruttibile, siamo distesi
qui, incantati dalla luce stellare sull’acqua
e questi momenti che dovrebbero essere

eterni ci scivolano accanto insensibili come l’acqua.

(Another Spring, da La fenice e la tartaruga, 1944 – Trad. Francesco Dalessandro)

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Un’altra primavera è qui, seguendo il ciclo delle stagioni: ci stordisce con i suoi profumi, ci meraviglia con i suoi fiori e i suoi tramonti, ci stupisce con le sue stelle nel cielo notturno. Così, in una delle sue escursioni sulla Sierra Nevada, la coglie il poeta statunitense Kenneth Rexroth (1905-1982), seguace dell’attenzione orientale alla natura: “Gli anni sono trascorsi. È primavera / Di nuovo. Marte e Saturno / Presto sorgeranno, bassi a occidente, / Nel crepuscolo”.

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Primavera

FOTOGRAFIA © DESKTOP NEXUS

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando sono uscito / nei prati di primavera / a cogliere violette, / mi sono divertito / così tanto che sono restato fuori tutta notte.
AKAHITO

martedì 21 marzo 2017

Giornata della Poesia 2017

 

Per celebrare la Giornata Mondiale della poesia, i versi di tre poeti italiani: la penna che traccia sensuali ghirigori e prende forma di poesia di Valerio Magrelli (Roma, 1957), l’altra penna che ha in sé la poesia in divenire di Bartolo Cattafi (1922-1979) e la poesia viva e dolorosa, invocata come una preghiera, di Alda Merini (1931-2009).

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VALERIO MAGRELLI

SCIVOLA LA PENNA

Scivola la penna
verso l’inguine della pagina,
e in silenzio si raccoglie la scrittura.
Questo foglio ha i confini geometrici
di uno stato africano, in cui dispongo
i filari paralleli delle dune.
Ormai sto disegnando
mentre racconto ciò
che raccontando si profila.
È come se una nube
arrivasse ad avere
forma di nube.

(da Ora serrata retinae, Feltrinelli 1980)

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BARTOLO CATTAFI

NERO SU BIANCO

La penna non è stata posata sulla carta
la carta è ancora tutta bianca
bianca è la data
bianchi luogo ora
provenienza destinazione
perché percome
perché percome e quando
chino sulla mia vita scrivo
l’atto di presenza
mi effondo mi circondo di parole
copro colmo comando
parole
l’assenza certifico
attesto la finzione.

(da Segni, Scheiwiller, 1986)

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ALDA MERINI

LE PIÙ BELLE POESIE

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

(da La Terra Santa, Scheiwiller, 1984)

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Poesia

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Le poesie vanno sempre rilette, / lette, rilette, lette, messe in carica; / ogni lettura compie la ricarica, / sono apparecchi per caricare senso.
VALERIO MAGRELLI, Didascalie per la lettura di un giornale

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