sabato 6 giugno 2009

José Emilio Pacheco

Il XVIII Premio Regina Sofia per la Poesia in lingua spagnola è stato assegnato quest’anno al poeta messicano José Emilio Pacheco. Saggista, traduttore, giornalista, lo scrittore settantenne nato a Città del Messico raccoglie i frutti della sua estesa opera.

La caratteristica di Pacheco poeta è il continuo lavorio sui versi: la sua prima raccolta, “Gli elementi della notte” è del 1963, altri cinque libri di poesia seguiranno fino al 1980, anno in cui raccoglierà i testi, modificati in modo consistente, in un’opera unica, “Prima o poi”. Nel 2000 ripeterà ancora una volta la trafila ribattezzando il volume “Prima o poi (1958-2000)”. Restano fuori “Secolo passato”, del 2000 e “Goccia di pioggia”, poesie per bambini del 2005.

Pacheco, che ha spesso temi sull’ambiente maltrattato e sui danni causati dal progresso, si avvale di uno stile piano, spesso tendente al prosastico, al linguaggio comune. Ma la semplicità è ravvivata da un’ironia pungente, quasi britannica. E, come si è visto, i versi sono limati, levigati dal continuo intervenire del poeta.

Intervistato dal quotidiano catalano “La Vanguardia”, Pacheco, bloccato in patria dall’interdizione dei viaggi dovuta all’influenza suina, spiega il ruolo del poeta in questo inizio millennio ricco di sbocchi tecnologici e, sorprendentemente, apre uno spiraglio ai nuovi mezzi:

Cosa significa essere poeta, con un simile bombardamento di immagini e informazioni?
La possibilità del silenzio, un dialogo intimo tra due persone che non si conosceranno neppure.

 
Cosa rappresenta la poesia in questo mondo così globalizzato?
Una forma di resistenza contro tutto.


La poesia può dialogare oggi con le nuove tecnologíe?
Dialoga benissimo. È incredibile la quantità di poesie che ci sono su Internet. È uno strumento che appartiene per naturalezza ai giovani.


 



Due testi di José Emilio Pacheco:

ACQUA E TERRA: PAESAGGI

    1
È l'ora impercettibile che si fa notte.
E nessuno si chiede come si fa la notte,
che materia segreta va edificando la notte.
    2
Mare, restituisci alla notte
l'oscurità che attiri nel tuo abisso.
    3
Piove e il mondo si concentra nella pioggia.
L'acqua resta assorta.
La Terra intera sta affondando nella pioggia.

da “Isole alla deriva” (1973-1975)



IN FIN DEI CONTI

Dov'è finito ciò che accadde
e che fine ha fatto tanta gente?

Via via che passa il tempo
ci facciamo più sconosciuti.

Degli amori non è rimasto
nemmeno un segno tra gli alberi.

E gli amici se ne vanno sempre.
Sono viaggiatori sui binari.

Anche se uno esiste per gli altri
(senza di loro è inesistente),

conta soltanto la solitudine
per dirle tutto e fare i conti.

da “Fin d'allora” (1975-1978)


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LA FRASE DEL GIORNO
Il verso frena per la sua stessa natura la nostra tendenza naturale alla verbosità. È veloce e conciso.
JOSÉ EMILIO PACHECO, Intervista a “La Vanguardia”

2 commenti:

B3PA ha detto...

splendide poesie e complimenti per la scelta!

DR ha detto...

Grazie e benvenuta su questo blog. Naturalmente il merito per la bellezza delle poesie è di Pacheco...

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