martedì 31 gennaio 2012

Per via delle poesie


DEREK WALCOTT

RISSA CON LA CIURMA

C'era un bastardo a bordo, manco m'avesse marchiato -
era il cuoco, un idiota di Saint Vincent
con la pelle rossiccia come una corteccia spelata,
e gli occhi azzurri stinti; non mi mollava un secondo,
tipo che si credeva bianco. Avevo un quaderno,
questo che vedi, in cui scrivevo i miei versi,
bene, un giorno quello me lo strappa di mano
e inizia a lanciarlo a destra e a manca
al resto della ciurma, strillando: «Piglialo»,
e si mette a farmi il verso quasi fossi una dama
per via delle poesie. Certi casi sono da pugni,
altri da scalmiera, altri ancora da lama -
questo era da lama. Be', prima lo prego,
ma quello non smette di leggere: «O figli miei, o moglie mia»,
e fa finta di frignare, per far ridere gli altri:
guizza come un pesce volante, il coltello d'argento
che gli infilza il polpaccio, e lui che va giù lento,
lento, e mi diventa più bianco di quanto
si credeva di essere. Mi sa che certe cose
tra uomini servono. Non è giusto, ma è così.
Non gli ho fatto un gran male, solo un fottio
di sangue e Vincie e io fratelli,
ma nessuno fa più il coglione con la mia poesia.

(da The Star-Apple Kingdom, 1980 - Traduzione di Matteo Campagnoli)

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Quanti ne abbiamo conosciuti di idioti come quello con cui ha a che fare Shabine, il creolo che un giorno di agosto lascia la moglie Maria Concepcion e si imbarca come mozzo sulla goletta Flight, in un poema di  Derek Walcott (Castries,1930), Premio Nobel di Saint Lucia: ce ne sono in giro ancora di tipi simili, sono sempre esistiti, imbottiti di pregiudizi e preconcetti. Sono quelli che quando gli dici che scrivi poesie ti guardano in modo strano come se gli avessi confessato che sei uno psicopatico o che torturi i fiordalisi. Sono quelli che scambiano la sensibilità che serve per interpretare il mondo e coglierne la poesia con la debolezza o, peggio, la giudicano uno spreco di tempo. Quelli che ti chiedono “Ma che cosa ci guadagni?”. È un discorso già affrontato altre volte in questo blog. Ora ritorna grazie alla poesia di Walcott: e tutti noi che ci siamo sentiti chiedere “Ma a che cosa serve la poesia?” proviamo l’orgoglio di chi si sente vendicato da quel coltello d’argento che plana come un pesce volante sul polpaccio di un cuoco insensibile e pure un po’ scemo.

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image

JACK L. GRAY, “SCHOONER BLUENOSE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia, che è il sudore della perfezione ma che deve sembrare fresca come le gocce di pioggia sulla fronte di una statua, combina naturale e marmoreo, ma coniuga entrambi i tempi contemporaneamente: il passato e il presente, se il passato è la scultura e il presente le perline di rugiada sulla fronte o la pioggia del passato.
DEREK WALCOTT, Discorso per il Nobel, Accademia Svedese, 1992

3 commenti:

Vania ha detto...

...la vita è bella perchè è varia...molte però è solo avarita.:))
ciaooo Vania

DR ha detto...

già... c'è chi scrive poesie e chi si perde a guardare Grande Fratello

leanyse ha detto...

Che bella questa poesia , mi ricorda l'epoca del liceo, quando noi ragazzine stringevamo i nostri diari segreti come se fossero la cosa piu' preziosa al mondo. Dentro , di sicuro, non c'erano poesie belle come quelle del personaggio di Walcott, ma semplici parole che a rileggerle adesso, ci farebbero come minimo sorridere. Eppure ... cosa non avremmo fatto per difenderle dalla curiosità dei nostri genitori,da quella degli stupidi compagni di classe, o del ragazzo di cui eravamo innamorate!! :) erano il nostro piccolo tesoro.

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