venerdì 1 agosto 2014

Altre due poesie per agosto

 

Due poesie per agosto, due poesie che raccontano un’assolata estate italiana con l’occhio del viaggiatore: Derek Walcott (Castries, 1930), il premio Nobel di Saint Lucia, ripercorre il paese tra memoria e fantasia fondendo Venezia e le Antille come un omaggio all'amico poeta Joseph Brodskij, scomparso poco tempo prima. Il poeta tedesco Jürgen Theobaldy (Strasburgo, 1944) racconta la quotidianità di un’estate romana, quella del 1977.

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DEREK WALCOTT

ECLOGHE ITALIANE, VI

Ora, sera dopo sera,
l’agosto fruscerà dalle conifere, una luce arancio
s’infiltrerà tra le pietre della strada, ombre
giacciono parallele come remi sul lungo scafo d’asfalto,
cavalli strigliati scuotono le teste in campi aridi
e la prosa esita sul ciglio del metro. La volta
si amplia, il soffitto attraversato da pipistrelli o rondini,
il cuore scala colline lilla nella luce che declina
e la grazia offusca gli occhi di un uomo che si avvicina
alla sua casa. Gli alberi serrano le porte, le onde
chiedono ascolto. La sera è un’incisione, il medaglione
di una sagoma rabbuia coloro che amiamo nel loro profilo, come il tuo,
la cui poesia trasforma il lettore in poeta. Il leone
del promontorio si oscura come quello di San Marco, metafore
si riproducono e svolazzano nella caverna della mente,
e si sente nell’incantesimo dell’onda e nelle conifere dell’agosto,
e si legge il cirillico delle fronde che gesticolano mentre
il silenzioso consiglio dei cumuli inizia a radunarsi
su un Atlantico dalla luce calma quanto quella di uno stagno,
e i lampioni spuntano come frutti nel villaggio, sopra i tetti,
e l’alveare delle costellazioni appare, sera dopo sera,
la tua voce, tra scure canne di versi che risplendono di vita.

(da Il levriero di Tiepolo, 2000 - Traduzione di Andrea Molesini)

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JÜRGEN THEOBALDY

AGOSTO

Qui posso vivere, nella polvere della strada,
Roma, colore dell’ocra! Gas di scarico
roventi su piazze abbandonate, come caldo
s’è mosso l’asfalto tra le rovine;
frammenti di quotidianità,
campi di pietre che angolose stanno
nell’erba, tra cespugli e carte. Qui
puoi vivere, col sole nella scarpa da ginnastica
e lire in tasca! Canti vibrano
lungo il meriggio, stanco giardino di palme,
afferro i fichi, guardo all’insù,
Roma è un negozio di merceria e ognuno
vi fruga, senz’ombra in agosto.
Voi, guide, risparmiate i pensieri
di eternità e cataloghi! Malta, macerie,
cosa sono i ruderi senza di me e la mia curiosità,
assetato al foro davanti alla vettura dei gelati!
Corro al mare, mi trovo in spiaggia,
sporco come la Banca Nazionale,
tra la sabbia rifiuti, frutta putrescente,
biglietti a brandelli, oltre la strada
persiane abbassate e mute.

(da Drinks, 1979 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Saeta

LESLIE SAETA, “EXPRESSO ANYONE?”

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LA FRASE DEL GIORNO
Primi giorni d’agosto. Tutta l’estate risplende ancora; la luce è luce dell’estate. Tra otto, quindici giorni, nella natura ci sarà un’impercettibile sfumatura di mutamento. Gode il poeta di questa gravidanza luminosa, intensa dell’anno.
AZORÍN

2 commenti:

Vania ha detto...

...come mi piace nella prima:
La sera è un’incisione, il medaglione
di una sagoma rabbuia coloro che amiamo nel loro profilo, come il tuo,
la cui poesia trasforma il lettore in poeta.

ciaoo Vania:)

DR ha detto...

è il fascino della poesia, è quello che vado teorizzando da sempre, con Octavio Paz: "Il lettore è un altro poeta", l'avevo scritto anche in quel famoso libro: "Se scrivere una poesia significa cogliere la segreta connessione che lega le cose, leggerla è penetrare in quel mondo nascosto e, come se fosse una stanza già arredata, appendervi i propri quadri e appoggiare qua e là i propri vestiti, ovvero aggiungervi il proprio passato e le proprie emozioni".

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