giovedì 21 settembre 2017

La pagina illeggibile


TED KOOSER ted-kooser

UN FELICE COMPLEANNO

Questa sera mi sono seduto davanti a una finestra aperta
e ho letto finché la luce non se ne è andata e il libro
non era altro che una parte del buio.
Avrei potuto facilmente accendere la lampada,
ma volevo condurre questo giorno nella notte,
seduto solo a lisciare la pagina illeggibile
con il pallido grigio fantasma della mia mano.

(da Piaceri e ombre, 2004)

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Ted Kooser (Ames, Iowa, 1939), poeta americano, è noto per il suo stile accessibile e discorsivo. Ne esce questo tono di assoluto minimalismo, dove la sera del compleanno nulla accade ma in quell’ombra che scende lenta a rendere illeggibile il libro si insinua un sottile piacere – del resto, quello è il titolo dell’intera raccolta.

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TARYN DAY, “GIOVANE UOMO STANCO DELLA SUA CASA”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è la trascrizione di una scoperta.
TED KOOSER

mercoledì 20 settembre 2017

Non altro che questo


GHIORGOS SEFERIS

FUGA

Non altro che questo era il nostro amore
fuggiva, tornava e ci portava
una palpebra china assai distante
un sorriso pietrificato, perso
nell'erba mattutina
una conchiglia strana che l'anima
tentava con insistenza di spiegare.

Non altro che questo era il nostro amore
frugava piano tra le cose intorno a noi
per spiegare perché ci rifiutiamo di morire
tanto appassionatamente.

E se ci reggemmo a lombi, se abbracciammo
altre nuche con tutta la nostra forza,
e confondemmo il respiro
al respiro di quella persona
se chiudemmo gli occhi, non era altro
che questo profondo desiderio di sorreggerci
nella fuga.

(da Le poesie, Crocetti, 2017 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Un amore che vive sottotraccia per tutta una vita, che si manifesta in lampi effimeri e improvvisi, sempre in fuga, sempre lontano ma ugualmente presente: è quello raccontato dal Premio Nobel 1963, il poeta greco Ghiorgos Seferis (1900-1971), che fa proprio un tema della tragedia e della mitologia – si può leggervi anche la figura di Odisseo - importandolo nella società del ‘900.

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Olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Noi non sappiamo nulla, non sappiamo d’essere tutti, tutti  / marittimi in disarmo,
non sappiamo l’amaro del porto / quando tutte le navi sono in viaggio.

GHIORGOS SEFERIS, Quaderno d’esercizi

martedì 19 settembre 2017

Tante ore fra noi


BLAGA DIMITROVA

A DOMANI

- A domani! - dici tu e già te ne vai.
Con sguardo impaurito io t'accompagno.
A domani?... Ma domani è immensamente lontano.
Davvero tante ore fra noi si porranno?

Fino a domani per me sarà ignota
l'ombra mutevole della tua fronte,
il discorso ardente e pulsante della mano,
dei tuoi pensieri il fluire segreto.

Prima di domani, se vorrai bere, non potrò
essere la tua fonte. Se il freddo
ti avvolge - non sarò il tuo fuoco.
Se hai timore del buio - la tua luce.

- A domani! - tu dici e parti
e non senti nemmeno che non hai risposta.
- Al giorno estremo! - mi aspettavo dicessi
e rimanessi con me fino al giorno estremo.

1958

(da A domani, 1959 – Traduzione di Valeria Salvini)

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“Era necessario un addio, perché capissi, / che non c'è un addio per noi. / Per sempre porterò in me quest'alba / come segno di bruciatura. / (…) / E sopra di noi sorgeva con l'addio / l' incontro vero e l'amore”: quella della poetessa bulgara Blaga Dimitrova (1922-2003) è una ricerca sull’esperienza amorosa, sul suo prendersi e lasciarsi, sull’influenza che essa lascia nelle nostre vite, dove permangono le tracce di ogni persona amata. In questa, che è la title-track della raccolta, protagonista è l’assenza, anche solo temporanea, vissuta come un’ansiosa lontananza.

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ROBERT DOISNEAU, “BASIER PASSAGE VERSAILLES”, 1950

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LA FRASE DEL GIORNO
L'assenza non è, per chi ama, la più certa, la più efficace, la più viva, la più indistruttibile, la più fedele delle presenze?
MARCEL PROUST, I piaceri e i giorni

lunedì 18 settembre 2017

La compagnia delle stelle


MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA

L’INVENZIONE DEI LUCERNARI

All'inizio impararono ad aver paura e si protessero.
Costruirono case di pietra e fango, piccoli rifugi
dove non tardarono a sentirsi sempre più soli.

Sognarono che un giorno un fascio di luce li avrebbe
confortati. E, affascinati dal cielo, disegnarono
occhiali nei tetti.

Ebbero, da subito, la compagnia delle stelle.
Oggi ancora gli dèi passano gli occhi per le loro case
tutte le notti, prima di addormentarsi.

(da La casa e l'odore dei libri, Lìbrati, 2008 - Traduzione di Mirella Abriani)

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La casa è spesso presente nei versi della poetessa portoghese Maria do Rosário Pedreira (Lisbona, 1959), tanto che a questa raccolta dà addirittura il titolo. È un’epoca oscura, remota, quella evocata: gli uomini costruiscono le loro prime case per ripararsi, per difendersi, ma in breve si rendono conto di sentirsi al contempo prigionieri e aprono delle finestre nei tetti di paglia e fango, trasformando quel luogo in uno spazio aperto sul mondo.

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FOTOGRAFIA © VELUX

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LA FRASE DEL GIORNO
Guardando il cielo stellato do la mano a Dio.
ROBERTO GERVASO, Il grillo parlante

domenica 17 settembre 2017

In undici sillabe uniti


JÜRGEN THEOBALDY

FLESSUOSI

Se siamo seri, Catullo, i versi durano a lungo,
ancor dopo che le donne se ne sono andate.
Anche di te non resta che la tua voce
che parla di lei, dell’amata.
Entrambi in undici sillabe uniti:
la tua voce, lei, l’eco del suo corpo
È lei, Lesbia, snella come i versi
fatti su di lei e in cui avanza flessuosa e
sollevata, è lei che bellezza ancora trasmette.

(da Giro d’estate, 1983 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Il poeta tedesco Jürgen Theobaldy (Strasburgo, 1944) con il caratteristico linguaggio impoetico intreccia la sua storia d’amore finita con il ricordo di un’altra complicata relazione amorosa, quella tra Catullo e Lesbia: c’è quasi un’immedesimazione, un reincarnarsi nel poeta moderno di quello classico, trattato come un confidente, quasi un alter ego, capace di provare le medesime emozioni.

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LAWRENCE ALMA TADEMA, “CATULLO LEGGE LE SUE POESIE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Un amore che se ne va è una dimostrazione filosofica così ricca che trasforma un parrucchiere in un emulo di Socrate.
EMIL CIORAN, Sillogismi dell’amarezza

sabato 16 settembre 2017

Non finisce la poesia


NIKIFÒROS VRETTÀKOS

LA POESIA E LA VITA

Non finisce la poesia, come
non finisce anche il cielo. Come le ore di Dio
e le rotazioni del nostro pianeta. I riverberi della vita
conservano la sua forma nella poesia. Finché
andrà e tornerà il mare, finché
nasceranno fiori e colori, finché
gli uomini si daranno l’un l’altro la mano
esisterà anche la poesia.
La poesia nasce
insieme alle cose, insieme all’amore,
insieme al dolore. Per esempio,
di molte mie pagine la poesia è nata
insieme ai tuoi occhi.

(da L’abisso del mondo, 1961 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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Come dice il poeta greco Nikifòros Vrettàkos (1912-1991), la poesia è una relazione con il mondo che ci circonda – la natura, il mare, la luce del giorno che dipinge albe e tramonti, la notte che accende la luna e le stelle, i fiori, gli altri uomini. È in pratica un’indagine continua sulla vita e nasce da tutte queste cose, compreso – ultimo ma non meno importante – l’amore…

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Gonsalves

ROB GONSALVES, “IL FENOMENO DEL GALLEGGIAMENTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so da dove / vengano le poesie, / che come colombe / una dopo l’altra / volteggiano dentro di me.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS

venerdì 15 settembre 2017

Pannocchie a una dracma


SIRO ANGELI

LE PANNOCCHIE

Andando in compagnia di settembre
nel vento dei sobborghi, ad Atene,
mi sorprese a una svolta, scordato
dagli anni, un odore (non sempre
dispiacciono gli agguati). Rividi
i campi di granoturco con vene
di verde nel verde, e al palato
mi rifluiva il succo lattescente,
mentre il contadino al crocevia
tra Grecia e Carnia gettava gridi
freschi per rivendere alla gente
(«Pannocchie a una dracma») la mia
infanzia dentro quel giallo ambrato.

(Da Il grillo della Suburra, 1975)

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Eccola lì l’emozione che genera la poesia, che è essa stessa poesia: il ricordo che giunge improvviso dal passato e da un altro luogo a gonfiare il cuore del poeta friulano Siro Angeli (1913-1991). L’odore delle pannocchie arrostite lo sorprende per le strade di Atene ed è come la madeleine intinta nel tè da Marcel Proust, gli spalanca alla memoria quel mondo contadino così simile che in un attimo trasforma la Grecia nella Carnia della natia Cesclans.

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Pannocchie

FOTOGRAFIA © OLD WOODFIRE GRILL

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LA FRASE DEL GIORNO
La memoria rende il passato presente; la speranza rende presente il futuro.
CARLO DOSSI, Note azzurre

giovedì 14 settembre 2017

Sul filo del rasoio


RENATA CORREIA BOTELHOrenata_botelho

SBAGLIAMO TUTTO

Sbagliamo tutto: consegniamo
i libri al sepolcro
degli scaffali, all’amore

diamo un grembo di ore
certe, smettiamo di aprire
finestre per respirare la notte
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Niente più ci ricorda
che la poesia si forma soltanto
sul filo del rasoio
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(da Un circo nella nebbia, 2009)

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Renata Correia Botelho (São Miguel, 1977), poetessa delle Isole Azzorre, punta il dito contro l’appiattimento che nasce dalla frenesia del vivere moderno – fatichiamo a gustare le emozioni della vita, non riusciamo a trovare il tempo e la voglia per assaporarle. Ogni cosa viene inghiottita dall’abulia, dalla superficialità, da un ordine che ci viene imposto. E basterebbe poco: abbandonarsi per ore alla lettura, cedere a un’improvvisa follia d’amore, respirare l’aria fresca e profumata della notte…

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Gonsalves

DIPINTO DI ROB GONSALVES

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LA FRASE DEL GIORNO
L'essenziale, io credo, è vivere la vita con uno spirito di meraviglia. Quanta magia c'è intorno a noi, ma noi lasciamo che ci passi accanto!
LEO BUSCAGLIA, Vivere, amare, capirsi

mercoledì 13 settembre 2017

Che dirò loro?


PEDRO TAMEN

LAZZARO

E adesso cosa dirò loro?

Vogliono sapere questo e quello
e io, Amico, sono in imbarazzo
- perché mi hai dato la vita
ma non la memoria.

Possono correre di qui e di là le mie sorelle,
parlando a voce alta, preparando il banchetto,
ma non mettono a tacere le domande
che non hanno risposta.

Mi sento soffocare:
che dirò loro adesso,
se è stato così indifferente
entrare come uscire?
Non so nemmeno se dopo tutto
è stato meglio così.

E adesso cosa dirò loro?

(da Analogia e Dedos, 2006)

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Il poeta portoghese Pedro Tamen (Lisbona, 1934) entra nell’episodio evangelico della resurrezione di Lazzaro, dopo il famoso “Gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!»”. Che ne è - si chiede Tamen – di quell’uomo uscito dal sepolcro, con le bende dei morti, strappato dall’aldilà e riportato a questa vita, dove lo stanno festeggiando con un grande banchetto? Il Lazzaro del poeta portoghese è un uomo che non sa più nulla, roso dal dubbio e soffocato da un’abulica indifferenza: cos’era meglio?

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Giotto

GIOTTO, “RESURREZIONE DI LAZZARO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non cerco di capire per credere, ma credo per capire.
SANT’ANSELMO D’AOSTA, Proslogion

martedì 12 settembre 2017

Come uomo


ERICH FRIEDFried

CURRICULUM VITÆ

Non sono né pietra né nuvola
né campana e neppure liuto
percosso da angelo o demone
Fin dall'inizio non sono stato che un uomo
e non voglio essere altro

Sono cresciuto come uomo
ho subìto il torto
talvolta ho fatto il torto
e talvolta il bene

Come uomo mi indigno
per l'ingiustizia e mi rallegro
per ogni barlume di speranza
Come uomo sono desto e stanco
e lavoro e ho apprensioni
e sete di comprendere
e d'essere compreso

Come uomo provo piacere per i miei amici
e provo piacere per la donna e i figli e i nipoti
e temo per loro e ho nostalgia della sicurezza
e voglio stare con gli uomini e talvolta solo
e compiango ogni notte trascorsa senza amore

Come uomo sono malato e vecchio
e morirò
e non sarò né pietra
né nuvola né campana
ma terra o cenere
ma questo non importa

(da Poesie, 1997 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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“Fin dall’inizio non sono stato che un uomo” dice il poeta austriaco naturalizzato britannico Erich Fried (1921-1988), e quello è il suo modo di vivere, quell’umanità è il suo curriculum, quella condivisione dell’umano che appartiene a tutti noi, quella condizione esistenziale fatta di bene e male, di ingiustizie e speranze, di solitudini e compagnie, di dolori e gioie.

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.Kush

VLADIMIR KUSH, “LA SALITA DELLO SPIRITO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono un uomo e nulla di ciò che è umano mi è estraneo..
TERENZIO, Heautontimoroumenos

lunedì 11 settembre 2017

Sottrarre alla realtà


VALERIO MAGRELLI

ESISTONO LIBRI CHE SERVONO

Esistono libri che servono
a svelare altri libri,
ma scrivere in genere è nascondere,
sottrarre alla realtà qualcosa
di cui sentirà la mancanza.
Questa maieutica del segno
indi­cando le cose con il loro dolore
insegna a riconoscerle.

(da Ora serrata retinae, Feltrinelli, 1980)

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“Sottrarre alla realtà qualcosa / di cui sentirà la mancanza”. Come dice Valerio Magrelli (Roma, 1957) questo in fondo è scrivere, o meglio ancora, fare poesia: trarre qualcosa faticosamente dal reale, fare partorire le parole – maieutica, del resto, è sì il metodo socratico, ma da molto prima è l’arte dell’ostetrica.

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PAUL KLEE, “EINST DEM GRAU DER NACHT ENTTAUCHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
La scrittura è una morte serena: / il mondo diventato luminoso si allarga / e brucia per sempre un suo angolo.
VALERIO MAGRELLI, Ora serrata retinae

domenica 10 settembre 2017

Centenario di Franco Fortini


“È più che probabile che l'alta e complessa attività di intellettuale-politico di Franco Fortini, col suo prestigio crescente, continui a costituire piuttosto un ostacolo che un aiuto alla comprensione della sua fisionomia di poeta” scriveva Pier Vincenzo Mengaldo. Eppure la poesia di Franco Fortini, nato a Firenze con il nome di Franco Lattes esattamente cento anni fa, il 10 settembre 1917 e scomparso a Milano nel novembre 1994, testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica, sopravvive anche a queste incrostazioni: “Il grande motivo poetico di Fortini” rileva Giorgio Barberi Squarotti “è costituito dalla coscienza, appunto, dell'errore che noi siamo... e l'amarezza "stoica" del non aver concluso nulla, del fallimento e della mistificazione delle speranze. dell'essere stati inetti alle attese, l'amarezza del non attendere più nulla per sé, di accettare la condizione di uomini a mezzo fra il passato e l'avvenire, troppo ancora intrisi di passato perché possa esservi in vita l'attuazione storica invano, e con tanta incertezza ed errore prospettata”.

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franco fortini

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da Foglio di via, 1946

ITALIA 1942

Ora m'accorgo d'amarti
Italia, di salutarti
Necessaria prigione.

Non per le vie dolenti, per le città
Rigate come visi umani
Non per la cenere di passione
Delle chiese, non per la voce
Dei tuoi libri lontani.

Ma per queste parole
Tessute di plebi, che battono
A martello nella mente,
Per questa pena presente
Che in te m'avvolge straniero.

Per questa mia lingua che dico
A gravi uomini ardenti avvenire
Liberi in fermo dolore compagni.
Ora non basta nemmeno morire
Per quel tuo vano nome antico.

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da Poesia e errore, 1959

PARABOLA

Se tu vorrai sapere
chi nei miei giorni sono stato, questo
di me ti potrò dire.
A una sorte mi posso assomigliare
che ho veduta nei campi:
l'uva che ai ricchi giorni di vendemmia
fu trovata immatura
ed i vendemmiatori non la colsero
e che poi nella vigna
smagrita dalle pene dell'inverno
non giunta alla dolcezza
non compiuta la macerano i venti.

1953

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da Una volta per sempre, 1963

TRADUCENDO BRECHT

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov'erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d'un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro. ma scrivi.

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Altre poesie di Franco Fortini sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia mette in evidenza se stessa. La poesia è quella cosa, quel discorso che finge di dirti una cosa, ma in realtà, oltre quella cosa, ti dà se stessa.
FRANCO FORTINI

sabato 9 settembre 2017

Questo pulsante


CARL RAKOSI

ESPERIMENTO CON UNA RATTA

Ogni volta che ho sfiorato questo pulsante
è suonato un campanello
e un uomo è uscito da una scatola
diligente e avveduto
come una di noi
e mi ha portato del formaggio

Come sarà caduto
in mio potere?

(da Poesie scelte, 1941)

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L’Oggettivismo, di cui Carl Rakosi (1903-2004), poeta americano, fu esponente, prima di abbandonare la poesia negli Anni ‘40, indaga sui collegamenti tra le cose: emblematica dunque è questa rappresentazione di un esperimento condotto sui ratti, dove a essere interessante è il rovesciamento dei ruoli, il ribaltamento della prospettiva, lo scambio del punto di vista.

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Topo

FOTOGRAFIA © DIGI24

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LA FRASE DEL GIORNO
Effetto. Il secondo di due fenomeni che vanno sempre insieme nello stesso ordine. Il primo, chiamato causa, a quanto si dice, genera l'altro. Concetto del tutto insensato, come se qualcuno, non avendo mai visto un cane se non nell'atto di inseguire un coniglio, dichiarasse che il coniglio è la causa del cane.
AMBROSE BIERCE

venerdì 8 settembre 2017

Il tuo non esserci


RAINER MARIA RILKErilke-1

A LOU ANDREAS-SALOMÉ, III

Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.

(da Poesia d’amore del Novecento, Crocetti, 2006 - Traduzione di Giuliano Donati)

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Lou Andreas-Salomé, scrittrice e psicanalista tedesca d’origine russa, fu ispiratrice di Sigmund Freud e musa di Paul Rée, di Friedrich Nietzsche e di Rainer Maria Rilke (1875-1926). Il poeta tedesco – allora ventiduenne – e la trentaseienne Lou si conobbero nel 1897 e intrattennero una relazione che durò tre anni per trasformarsi poi in un’intensa amicizia. L’influenza della donna su Rilke è chiaramente testimoniata da questi versi dominati da una sottile nostalgia.

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Lou

LOU ANDREAS-SALOMÉ

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LA FRASE DEL GIORNO
Essere amati, è passare. Amare, è durare.
RAINER MARIA RILKE, I quaderni di Malte Laurids Brigge

giovedì 7 settembre 2017

Una volta


KIKÌ DIMULÀDimulà

FOTOGRAFIA 1948

Tengo in mano un fiore, forse.
Strano.
Sembra che nella mia vita
sia passato un giardino, una volta.

Nell’altra mano
tengo un sasso.
Con grazia e fierezza.
Nessun sospetto
che mi si avverta di mutamenti,
che stia saggiando difese.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’ignoranza, una volta.

Sorrido.
La curva del sorriso,
il cavo di questa inclinazione,
assomiglia a un arco ben teso,
pronto.
Sembra che nella mia vita
sia passato un bersaglio, una volta.

Lo sguardo immerso
nel peccato originale:
assaggia il frutto
proibito dell’attesa.
Sembra che nella mia vita
sia passata la fede, una volta.

La mia ombra, solo un gioco del sole.
Indossa una divisa d’esitazione.
Non ha ancora fatto in tempo a essere
mia compagna o mia delatrice.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’abbondanza, una volta.

Tu non appari.
Ma se c’è una forma nel paesaggio
se mi sono fermata sul suo bordo
tenendo un fiore in mano
e sorridendo,
significa che che fra un po’ verrai.
Sembra che nella mia vita
sia passata la vita, una volta.

(Φωτογραφία 1948, da La piccolezza del mondo, 1971 – Trad. Filippomaria Pontani)

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La poetessa greca Kiki Dimulà (Atene, 1931) ricostruisce la sua vita a partire da una fotografia di lei adolescente: sembra non riconoscersi, sembra non ravvisare in quella ragazza i temi che avrebbe poi sviluppato: l’insicurezza, l’assenza, l’oblio. Curiosamente, quegli oggetti che regge, quelle espressioni sono testimonianza di future assenze, mentre l’assenza nella strofa finale lascia presagire una futura presenza.

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FOTOGRAFIA © ACHROMATOPSIA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho scelto di respirare? Era mia la scelta di respirare, come fa la poesia, attraverso narice piene di malinconia?
KIKÌ DIMULÁ

mercoledì 6 settembre 2017

Le tue gambe


GIOVANNI RABONI

I MANIFESTI

Chissà dov’ero, dove m’ero ficcato quando
le tue gambe hanno invaso la città.
Forse non guardo i manifesti.
Adesso paziente, maniaco ti do la caccia
di stazione in stazione
borbottando preghiere. Quello che non sei tu
esce dal fuoco o indietreggia se le tue
magre, livide dita si vede che una calza
tendono con increscioso pudore.

(da Cadenza d’inganno, 1974)

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Nella sezione “L’intoppo”, parte di Cadenza d’inganno, il poeta milanese Giovanni Raboni (1932-2004) indaga sul suo privato – è una relazione di natura clandestina – e lo fa con una serie di sequenze che si possono paragonare a quelle cinematografiche: non è difficile immaginarsi in questo caso la macchina da presa aggirarsi per le vie di Milano alla ricerca di quei manifesti dove una modella pizzica una calza di nylon.

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tuttoilmeglioenailon

PUBBLICITÀ RHODIATOCE DEGLI ANNI ‘60

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LA FRASE DEL GIORNO
L’iperbole che ami, / quella che sei: t’adoro / nella curva dei fianchi / nel niente del costato.
GIOVANNI RABONI, Canzonette mortali

martedì 5 settembre 2017

John Ashbery


Il poeta statunitense John Ashbery, nato a Rochester nel 1927, è morto il 3 settembre nella sua casa di Hudson, nello stato di New York. Candidato al Nobel per la Letteratura, vinse il Pulitzer nel 1976 con Autoritratto di uno specchio convesso. Considerato uno dei geni della poesia del Novecento americano, Ashbery si ispirò al Surrealismo francese e alla musica classica – soprattutto russa - del XIX secolo – creando un linguaggio che si rifiuta comunque di legarsi a un determinato significato. Ne nacque una poesia che viene definita «difficile»: il poeta stesso commentò a tale proposito in un’intervista del 2015: “Io sono stato sempre attratto da quello che Yeats definiva «il fascino del difficile», perché avevo l’impressione che dopo aver letto qualcosa di difficile sarei diventato più sapiente. Ora sembra che i lettori non la pensino più così, per lo meno in America, dove la «leggibilità» è tenuta in gran conto, ma io continuo a pensare che la migliore poesia e arte spesso richiedano un certo sforzo per essere apprezzate”.

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Ashbery

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da Houseboat Days, 1977

E LEI SI CHIAMA “UT PICTURA POESIS”

Non puoi dirlo più così.
Preoccupato della bellezza devi
uscire allo scoperto, in una radura,
e riposare. Certo, qualsiasi cosa strana ti succeda
è OK. Chiedere di più non sarebbe
da te, tu che hai così tanti amanti,
gente che ti ammira ed è pronta
a fare cose per te, ma tu pensi
non sia giusto, che se ti conoscessero davvero…
Basta cosí con l’autoanalisi. E adesso,
su cosa mettere nella tua poesia-quadro:
i fiori sono sempre belli, specie i
delphinium.
I nomi di bambini conosciuti un tempo e le loro slitte,
i razzetti vanno bene – esistono ancora?
Ci sono un sacco di altre cose con le stesse proprietà
delle sunnominate. Ora si devono
trovare alcune parole importanti e molte di basso profilo,
dal suono fiacco. Lei mi contattò
perché comprassi la sua scrivania. D’improvviso la strada fu
follia pura e clangore di strumenti giapponesi.
Prosaici testamenti vennero sparpagliati tutt’attorno. La sua testa
s’allacciò alla mia. Eravamo una biciancola. Qualcosa
andrebbe scritto su come ciò ti condizioni
quando scrivi poesia:
l’estrema austerità di una testa pressoché vuota
che si scontra con il rigoglioso fogliame Rousseau-simile del suo desiderio di [comunicare
qualcosa nelle intermittenze del respiro, anche se solo nell’interesse
d’altri e per il loro desiderio di capirti e disertarti
per altri centri di comunicazione, così che la comprensione
possa avere inizio, e così facendo essere disfatta.

(And Ut Pictura Poesis is her Name, Traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)

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da Shadow Train, 1980

PARADOSSI E OSSIMORI

Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.

La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? E’ quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia

una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.

E’ stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

(Paradoxes and Oximorons - Traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)



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LA FRASE DEL GIORNO
Come a molti poeti, mi è spesso posta la domanda: “Che cos’è la poesia?”. E naturalmente non c’è una vera e propria risposta. Come la famosa definizione di pornografia: lo sai quando lo vedi.
JOHN ASHBERY, The Christian Science Monitor, 15 aprile 2013

lunedì 4 settembre 2017

La luna bianca


ADOLFO BURRIELAdolfoBurriel2

NOTTE

Dipingo
il corpo
di fiori

i capelli
intrecciati

la notte
trattiene

leggeri
brillii di rose.

Sul monte di Venere
arde
la luna bianca.

(da Colori disuniti, 2010)

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Il poeta spagnolo Adolfo Burriel (Aldelapozo, 1943), avvocato appassionato di arte, dipinge con poche immagini questa notte di amore e eros, di fiori e di riflessi, con la consapevolezza che “il desiderio riuniva / le fatiche del bacio, / la notte innamorata / del sogno”.

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then-the-moon-come-to-kiss-good-bye-marianna-mills

MARIANNA MILLS, “…THEN THE MOON COME TO KISS GOOD BYE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La sete è uno sciame / di vespe. / L’attesa una melagrana che si dissangua.
ADOLFO BURRIEL, Colori disuniti

domenica 3 settembre 2017

Il corto paltò rosso


ATTILIO BERTOLUCCI

TI HO SOGNATA

Ti ho sognata
Quando nuova sposa
Uscirai per la città il mattino
Sola e felice, nel sole d’autunno...
Ti ho sognata
Matura e stanca signora
In una villetta agiata
(Come il caro Laforgue diceva
Nella sua giovinezza)
Spalancare finestre,
Godere del sole in vestaglia,
Un po’ trasandata.
Ma gli occhi erano quelli di una volta
Piccoli e ridenti,
Di quando eri una ragazza con il corto paltò rosso.

(da Il fuoco e la cenere, Diabasis, 2014)

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La poesia di Attilio Bertolucci (1911-2000) vive spesso di momenti, di piccoli attimi che emergono nel tempo e si fissano - si pensi alla Capanna indiana, ad esempio. In questi versi postumi, ma risalenti al periodo intorno alla raccolta Sirio, il poeta di Parma "fotografa" in un sogno ad occhi aperti la futura moglie in due età della vita che verrà - giovane sposa e poi matura signora. Quello che accomuna i due attimi è però lo sguardo di Nina, ridente e amoroso, che non invecchierà mai.

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Cappotto rosso

ANDRE KOHN, “OMBRELLO BIANCO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Portami con te nel mattino vivace / le reni rotte l'occhio sveglio appoggiato / al tuo fianco di donna che cammina / come fa l'amore.
ATTILIO BERTOLUCCI, Viaggio d’inverno

sabato 2 settembre 2017

In mezzo al naufragio


MARTA MIRANDA marta-miranda-ruinas-circulares-foto-

NAUFRAGIO

Abbracciata
nel buio a un altro corpo
come a un pezzo di legno
in mezzo al naufragio
navigo la notte scura
poi albeggia
e quello che la luce tocca
diventa polvere

Torno all’opacità del giorno
senza angelo né corpo
senza una parola aspetto la notte
perché in essa
compio il miracolo
di amarti ancora
di trasformare il letto
in un cielo puro

(da Il lato oscuro del mondo, 2015)

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La poetessa argentina Marta Miranda (Mendoza, 1962) disegna un circolo vizioso: il naufragio in cui la notte è immersa, abbracciata alla speranza dell’amore come unica via di salvezza, si dissolve con l’arrivo del giorno con la sua luce scialba. E allora è giocoforza aspettare che ritorni quel sogno notturno, unico appagamento.

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MIHAI ADRIAN RACEANU, “NAUFRAGO DAI RICORDI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non c’è amore vero senza un poco d’innocenza.
ALBERT CAMUS

venerdì 1 settembre 2017

Poesie per settembre IV


La dolcezza un poco malinconica di settembre - quella cantata da Gino Paoli: “Uno lo sa che ci sarà un'altra estate, ma resta lì a prender su l'ultimo sole” – traspare nei versi del poeta lucano Rocco Scotellaro (1923-1953) e del poeta tedesco Christoph Meckel (Friburgo, 1935): una sorta di leopardiana sera del dì di festa, quel sentire che l’estate finisce e si avvicina la stagione fredda.


ROCCO SCOTELLARO

TUTT’INTORNO LE MONTAGNE BRUNE

Tutt’intorno le montagne brune
è ricresciuto il tuo colore
Settembre amico delle mie contrade.
Ti sei cacciato in mezzo a noi
t’hanno sentito accanto le nostre donne
quando naufraghi grilli
dalle ristoppie arse del paese
si sollevano alle porte con un grido.
E c’è verghe di fichi seccati
e i pomidoro verdi sulle volte
e il sacco di grano duro, il mucchio
della mandorle abbattute.

Tu non ci fai dormire
cuculo disperato, col tuo richiamo.
Sì, ridaremo i passi alle trazzere,
ci metteremo alle fatiche domani
che i fiumi ritorneranno gialli
sotto i calanchi
e il vento ci turbinerà
i mantelli negli armadi.

(da È fatto giorno, Mondadori, 1954)

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CHRISTOPH MECKELChristoph_Meckel_1974

DOVE CI TROVEREMO L’ESTATE PROSSIMA?

Dove ci troveremo l’estate prossima?
                        Domanda che sempre affiora
             in autunno quando con l’auto attraversiamo
la pianura del nord, a mezzogiorno, e ognuno
             pensa a una felicità, solo, senza dir nulla.
Settembre, vastità del giorno, muri frondosi,
             la luce marina e i rapidi venti e sempre pensi
i baci sono durevoli, sempre pensi – che cosa pensi?
             Ancora una volta l’hai scampata, quest’estate.

(da Poesia, n. 260, Maggio 2011 -Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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.Vigne

TOM RISSACHER, “VIGNETI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sapore d'avana / ha settembre / e spessore / di fustagno
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RAFFAELE CARRIERI, Lamento del gabelliere

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