mercoledì 6 settembre 2017

Le tue gambe


GIOVANNI RABONI

I MANIFESTI

Chissà dov’ero, dove m’ero ficcato quando
le tue gambe hanno invaso la città.
Forse non guardo i manifesti.
Adesso paziente, maniaco ti do la caccia
di stazione in stazione
borbottando preghiere. Quello che non sei tu
esce dal fuoco o indietreggia se le tue
magre, livide dita si vede che una calza
tendono con increscioso pudore.

(da Cadenza d’inganno, 1974)

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Nella sezione “L’intoppo”, parte di Cadenza d’inganno, il poeta milanese Giovanni Raboni (1932-2004) indaga sul suo privato – è una relazione di natura clandestina – e lo fa con una serie di sequenze che si possono paragonare a quelle cinematografiche: non è difficile immaginarsi in questo caso la macchina da presa aggirarsi per le vie di Milano alla ricerca di quei manifesti dove una modella pizzica una calza di nylon.

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tuttoilmeglioenailon

PUBBLICITÀ RHODIATOCE DEGLI ANNI ‘60

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LA FRASE DEL GIORNO
L’iperbole che ami, / quella che sei: t’adoro / nella curva dei fianchi / nel niente del costato.
GIOVANNI RABONI, Canzonette mortali

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